TANTI SELFIE INTERETNICI AL XV CONVEGNO “I GIOVANI E IL LIBRO”

REDAZIONE 01/04/2016 Commenti disabilitati
TANTI SELFIE INTERETNICI AL XV CONVEGNO “I GIOVANI E IL LIBRO”

Al XV Convegno “I Giovani e il Libro” è capitato che i ragazzi abbiano preso il sopravvento sul libro, ma senza andare “fuori tema”, come capita sovente ai giovani quando vengono coinvolti emotivamente da una o più storie.

Il tema del convegno, infatti, era “Le migrazioni oggi”, e le storie che gli studenti tarantini hanno ascoltato sono proprio quelle di coetanei che hanno lasciato il loro Paese lontano con la speranza di una vita migliore, storie non lette da un libro, ma raccontate dalla viva voce dei protagonisti.

Come il diciottenne guineano “Peppino”, improbabile traduzione del nome di questo ragazzo giunto quattro mesi fa su un barcone per potersi curare, o del coetaneo Yousuf che invece è qui da anni rincorrendo un pallone e il sogno di diventare calciatore.

Sono solo due delle storie che gli studenti degli istituiti superiori “Aristosseno”, “Righi” e “Vittorino Da Feltre” hanno ascoltato con attenzione e partecipazione, applaudendo, commovendosi, in molti rendendosi conto che, dietro le parole “profugo” e “immigrato”, troppe volte ascoltate superficialmente da un telegiornale, c’è una persona con una sua storia, magari simile alla propria, fatta di quei sogni e speranze che ogni adolescente del mondo coltiva nel proprio cuore…

Il XV Convegno “I Giovani e il Libro” si è tenuto oggi (giovedì 31 marzo) nel salone della Biblioteca “Marco Motolese” sita nel Centro Polivalente Giovanni Paolo II, al Quartiere Tamburi di Taranto; l’iniziativa è stata presentata, nell’ambito dell’invito 2015 proposte in collaborazione del CSV Taranto, dalle organizzazioni di volontariato Associazione Culturale “Marco Motolese”, “Solirunners” e “La ’Ngegna” e dal Club per l’UNESCO di Taranto, con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Taranto, del Comune di Taranto, della Biblioteca “Marco Motolese” e della rete del Progetto ReVES 2 sostenuto da Fondazione con il Sud.

I lavori, moderati da Carmen Galluzzo Motolese, presidente dell’Associazione “Marco Motolese” che da quindici anni organizza “I Giovani e il Libro”, sono stati aperti dai saluti istituzionali di Angelo Tedeschi, vicario del Questore di Taranto.

In seguito è intervenuto Don Nino Borsci, direttore della Caritas Diocesana, sacerdote da decenni in prima linea nell’accoglienza dei migranti sul nostro territorio, molto prima che il fenomeno assumesse l’attuale tenore emergenziale. Don Nino Borsci, parroco di frontiera al Quartiere Tamburi, ha illustrato agli studenti l’attività dei centri SPRAR e di quelli di prima accoglienza che la Caritas gestisce in provincia di Taranto, esempi di accoglienza e di inclusione di questi nostri fratelli.

Poi il colpo di scena: Don Nino Borsci chiama i “suoi” ragazzi, una dozzina in prima fila, a dare una testimonianza personale a favore degli studenti, a raccontarsi microfono in mano: in sala si crea la magia, l’empatia totale tra questi ragazzi così lontani nella lingua e nel vissuto, eppure così vicini…

Interviene poi lo scrittore Alessandro Leogrande: nato a Taranto nel 1977, vive a Roma dove svolge l’attività di giornalista come vicedirettore del mensile “Lo straniero” e collaborando con diversi quotidiani e riviste.

Dovrebbe presentare il suo libro “La Frontiera”, edito da Feltrinelli, un racconto dell’immigrazione e dei respingimenti toccati con mano da Leogrande, con le storie di trafficanti di esseri umani e di baby-scafisti, e con quelle dei sopravvissuti ai naufragi del Mediterraneo, storie che ci illustrano le condizioni di vita dei migranti, nei loro paesi d’origine e nei campi Cie italiani.

Alessandro Leogrande preferisce parlare “a braccio” di uomini e donne, della sua esperienza in prima linea sulle navi dell’operazione “Mare Aperto” e nei campi profughi, racconta di Lampedusa facendo riflettere gli studenti tarantini su cosa abbia potuto spingere questi loro coetanei – chiamandoli a uno e uno dalla prima fila –  a superare il deserto e pagare più di mille euro per attraversare il Mediterraneo su un barcone, ben sapendo di rischiare la vita.

Quel legame emotivo in sala si rafforza ulteriormente, gli studenti e i migranti diventano un’unica entità cementata dalla condivisione e dalla comprensione reciproca.

Al termine è uno scrosciare di applausi festosi e poi, dopo la tradizionale foto di gruppo, tutti con il cellulare in mano per un selfie che suggella una nuova amicizia!

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